Il canto non esprime solo aspetti comunicativi segmentali e sovrasegmentali, il cosa dico e come lo dico, ma è l’immersione del corpo che respira e scambia informazioni tra sé, lo spazio e la realtà vivente.

Da millenni l’esperienza e la saggezza dei popoli e dei cantori ha saputo conciliare le istanze più intime di questo rapporto tra un sistema vibrante, i suoi aspetti puramente tecnici, e la sua capacità di modificare gli stati di coscienza sia a livello estetico che terapeutico.

Di certo l’ideale sonoro-vocale nella vocalità colta occidentale (almeno nella seconda metà del II millennio) si è concentrato tecnicamente nei due principali fattori di “focus” vocale evidenziati dalla ricerca foniatrica, che sono la sintonizzazione della prima formante alla frequenza fondamentale e la localizzazione e intensità della terza formante (o formante di canto). In questo codice veniva considerato patologico il corrispettivo estetico caratterizzato da diffusione armonica, sconfinante acusticamente nel rumore (come nelle modalità di emissioni gridate, graffiate, rauche). Ma se consideriamo la realtà compositiva del canto contemporaneo classico e, soprattutto, la vocalità moderna dei generi vocali extracolti, a iniziare dal jazz per arrivare al rock e al metal, vedremo che sotto il profilo stilistico suono e rumore entrano a far parte della stessa eufonia espressiva.

Analogamente a quanto è accaduto nelle arti visive per il bello estetico, come criterio di giudizio dell’opera d’arte, anche per il canto hanno perduto significato regole e leggi, di estrazione anatomofunzionale.

L’esperienza acustica e la possibilità estetica del canto è quindi molto più ampia di quella che abbiamo esaltato in occidente negli ultimi tre secoli.

In occidente la creazione musicale-vocale si è sempre più avvalsa della melodia, cioè dell’andamento del tempo delle variazioni di frequenza, mente in oriente essa ha giocato più con l’armonia, cioè il rapporto tra gli armonici costituenti il suono, e quindi con la risonanza più profonda col nostro corpo.

Questa unità tra mente, corpo, fiato, laringe con l’universo percepito e tangibile è ben messo in evidenza da questa ricerca di Ivana sui significati e le conseguenti ripercussioni sulla didattica del canto che ci ricordano sempre che la storia della voce è sì una storia di muscoli e aria, ma anche di spirito e sintonia con l’universo.

Franco Fussi