08 Gen

Voce e magia

VOCE E MAGIA

 

 

L’uso della voce accompagna da sempre e ovunque le pratiche occulte: frasi, espressioni alchemiche per accedere a un’altra dimensione, formule magiche varie e fantasiose. “Fa la magia tutto quel che vuoi tu, Bididi Bodidi Bu!”, canta la fata madrina di Cenerentola.

“Dagli e dagli, mugugna e impatta. Ardi fuoco e barbuglia pignatta”, recitano in coro le tre streghe del Macbeth, il noto dramma shakespeariano.

E l’uso della bacchetta magica? Quando la bacchetta piroetta nell’aria all’inizio dell’incantesimo, ecco apparire scintille, vibrazioni luminose!
Il tutto richiede però un altro ingrediente, il suono delle parole, e la zucca si trasforma in carrozza, i topi in cavalli, Cenerentola in principessa!

Sintetizzando attraverso una formula matematica, potremmo dire:

Incantesimo=Oscillazione della bacchetta (vibrazione)+Oscillazione delle corde vocali (vibrazione)

Non a caso la parola “incantesimo” contiene in sé “in-canto”, cioè canto…

 

L’uso della bacchetta delle fate, delle streghe e dei maghi mi fa pensare alla rabdomanzia, una pratica antichissima conosciuta già in Egitto e in Cina nel II millennio a.C.

Il termine, di origine greca, è composto da ῥάβδος (rhábdos, cioè “verga”), e μαντεία (mantéia, cioè “divinazione”); indica una forma di divinazione attraverso l’uso di un bastoncino per scoprire acqua, metalli o anche altre sostanze.

Panta Rhei , tutto scorre, nulla è fermo…

Il bastoncino oscilla lasciandosi trasportare dai movimenti spontanei della mano e così sembrerebbe “connettersi”, come un radar, alla sorgente, vibrando fortemente in presenza della sostanza cercata.

 

La parola magica allora è musicale? Abracadabra!

Abracadabra è l’espressione più nota nel mondo usata nei giochi di illusione e di prestigio; si è sempre pensato che non volesse dire nulla di preciso, ma cercando la sua etimologia si scoprono cose molto interessanti.

Abracadabra (in greco antico ἀβρακαδάβρα) è un vocabolo inintelligibile in uso nella magia mistica antica. Una ipotesi interessante lo dà proveniente dall’aramaico Avrah Ka Dabra, che significa “Io creerò come parlo” La frase ci fa intendere che Dio ha creato il mondo e tutto ciò che esiste attraverso le parole.

Verrebbe il sospetto che in epoche molto antiche fosse già noto ciò che noi abbiamo scoperto dopo Einstein e la meccanica quantistica: tutto è vibrazione, quindi energia, esprimibile in frequenza. E la voce, ricordiamo, è la nostra qualità vibratoria per eccellenza. Quando pensiamo al linguaggio l’ attenzione si posa d’abitudine sul significato e non sul significante che è l’immagine fonetica della parola, la sua impronta frequenziale.

Il suono, unito al pensiero e all’intenzione, rappresenta al contrario il potenziale per incidere sulla materia attraverso l’energia che il suono stesso veicola e trasporta. Dobbiamo avere presente due fattori importanti:

1) Il linguaggio è prima di tutto musica.
2) Non ascoltiamo solo con l’orecchio, ma con ogni parte del corpo, e le cellule che ci compongono reagiscono al suono oltre la nostra consapevolezza.

Indagando su Abracadabra si scoprono cose molto interessanti, e cioè che la misteriosa espressione era in antichità utilizzata per scacciare le malattie. Siamo quindi alla presenza di una parola di potere, e come tale “curativa”, in grado di allontanare l’”entità-male” dal nostro corpo.

La prima testimonianza conosciuta in questo senso si trova nel Liber Medicinalis di Quintus Serenus Sammonicus (III sec d.C), medico presso l’imperatore romano Caracalla, il quale prescrisse a un paziente di indossasse l’ amuleto Abracadabra in forma di un triangolo capovolto.

A B R A C A D A B R A
A B R A C A D A B R
A B R A C A D A B
A B R A C A D A
A B R A C A D
A B R A C A
A B R A C
A B R A
A B R
A B
A

Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” riferisce di avere visto in Lucania il triangolo rovesciato composto dalle lettere Abracadabra in certi amuleti contro i malanni.

In sintesi Abracadabra è una parola di potere, significa che Dio si affida alla parola per dare forma a tutto ciò che esiste e pertanto questa è la fonte di ogni guarigione.

D’altronde se mi avvicino a quell’energia che ci ha dato la vita, ovviamente ne riceverò anche una carica di benessere!

 

 

Si può notare come nel triangolo capovolto le lettere che compongono la parola diminuiscano via via fino al vertice in basso dissolvendo nella “A”, come se la malattia attraverso l’amuleto andasse gradualmente a dissolversi. Il fatto poi che tutte le vocali contenute in Abracadabra siano “A” è per me particolarmente significativo.

Nel mio libro, Il Canto Curativo, Om Edizioni 2018, ho ventilato l’ipotesi che “A” sia il suono più rappresentativo di noi esseri umani e che se si dovesse definire attraverso un fonema la nostra energiafrequenza, il nostro suono-radice o Bija Mantra, questo suonerebbe “A”.

La magia dell’amuleto, seguendo questa suggestione, starebbe nell’allontanare il male e risvegliare la nostra forza originaria. Ma c’è di più.

In tutte le tradizioni e in tutti i popoli i canti sacri, le guarigioni sciamaniche, le preghiere, i mantra si basano sul potere della voce e delle parole. Se la regola “ Io creerò come parlo” vale per il Creatore, in parte sarà valida anche anche per noi.

Questo ci porta a riflettere sulla possibilità di “co-creare” la nostra realtà, di trasformare la direzione della nostra vita attraverso il potere del pensiero- voce-linguaggio.

E’ una strada da ipotizzare, fantasticare, o forse presagire… E’ la strada che in questo particolare momento evolutivo potrebbe riservarci interessanti scoperte e sorprese, e che siamo chiamati insieme a percorrere.